top of page

Un'idea di infanzia

21 mag
Tempo di lettura: 2 min

Qual è l’idea di infanzia che l’infanzia stessa possiede?



Per i professionisti che operano nella relazione con bambini e bambine (inserendo in tale perimetro di età anche l’onda lunga della preadolescenza, terreno sdrucciolevole di confine), una delle attività a mio avviso più interessanti è la possibilità che viene data di riflettere sullo scarto tra percezione e memoria di sé. Ogni attività didattica che si ponga lo

scopo di accompagnare gli studenti ad una consapevolezza identitaria (non soltanto attraverso la verbalizzazione, scritta e orale, ma penso anche ai percorsi che può assumere l’Arte, oppure la Filosofia per i più grandi) gioca sull’accesso all’area del ricordo rielaborato.

Per questo motivo, Contare le stelle (Salani) è l’opera, tra le molte, di David Almond che - più delle altre - vedrei perfettamente utilizzabile per costruire un percorso antologico che possa aiutare gli studenti 11+ a delineare con maggior acutezza i punti-cardine intorno ai quali si va a costruire la propria immagine del mondo. 

L’autore stesso afferma il senso della sua opera, sin dall’Introduzione:


“Queste storie riguardano la mia infanzia. Parlano delle persone con cui sono cresciuto, delle nostre speranze e delle nostre paure, delle nostre tragedie e delle nostre gioie. Descrivono un’epoca ormai passata e un luogo ormai cambiato. Riportano in vita coloro che sono scomparsi, facendoli di nuovo camminare e parlare nelle pagine di un libro. Come tutte le storie, mescolano il ricordo al sogno, il reale all’immaginario, la verità alla menzogna. E forse, come tutte le storie, cercano di rimettere insieme ciò che è ormai diviso, di riscoprire ciò che è andato perduto”


Quale più ferma definizione potremmo trovare di quelle che sono le storie?

Quale più sincera e poetica allusione all’analogia tra costruzione di una storia e costruzione/scoperta di una identità?


All’interno di un percorso antologico pienamente dedicato alla didattica orientativa, Contare le stelle offre tante possibilità - quante sono i racconti brevi dei quali è costituito - di aiutare il ‘giovane adulto-che-si-sta-compiendo’ a togliere la polvere (dolce, apparentemente innocua ma falsa nella sua sostanza)  che spesso ammanta alcuni dei ricordi d’infanzia, e a mettere invece in luce i cardini intorno ai quali l’identità si avvolge. 

Sono i perni che, in ognuno dei romanzi di Almond, possiamo rinvenire; tuttavia Contare le stelle offre l’impagabile occasione di riportarli tutti, in modo esplicito. 


Uno su tutti, il principale e il più denso - perché è il rocchetto di ogni esistenza e perché mai come nell’infanzia si ha il coraggio di tenerlo in mano: la morte.


David Almond compie, in questa sua opera, la più meravigliosa delle operazioni per un autore (infatti è forse l’unica che dia senso alla scrittura): fare della morte il soggetto di una vita. Di tutte le vite.


Trasformare cioè l’apparente distruzione in sorgente di identità, in costruzione.


 
 
 

Commenti


DSCN1873 (1).JPG

Ciao, grazie per avere letto.

Resta sempre aggiornato sui post

Grazie!

  • Instagram
bottom of page