Accettarsi e scoprirsi

In questo luogo all’interno del quale tento di esplorare i connotati di qualsiasi oggetto possa essere definito “testo” per la scuola e la didattica, trova oggi spazio un romanzo grafico che mi ha davvero rapita: Lyndon, di Irene Marchesini (testi) e Carlotta Dicataldo (disegni), Bao Publishing, 2025.
Fino a quale punto possiamo scegliere di soffrire e negare noi stessi? Potrebbe essere questa la domanda alla quale il volume allude. “Allude” perché, come accade per tutte le storie ‘ben fatte’, la domanda di fondo non è mai esplicita, gli spazi si dilatano per lasciare posto all’interpretazione, la trama si suddivide in molteplici sottotrame, il tempo si moltiplica e tutti i suoi risvolti procedono in parallelo.
“Mi pare che non si voglia perdonare”.
“Ma allora eri solo un bambino anche tu”.
Tutto vive in queste due battute, nel punto dell’intreccio nel quale la nebbia inizia a diradarsi; in quella contiguità e successione tra il ‘lei’ e il ‘tu’ che utilizza Mr. McKay per rivolgersi al professor Meriwether.
E qualcosa si può immaginare che venga così salvato.
Ma, come sempre accade in tutte le vere storie, salvarsi significa spesso accettare di perdere definitivamente.



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