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In alternativa, allora..?

  • 21 mar
  • Tempo di lettura: 3 min

Ho più volte affermato - correndo il rischio di attirarmi le ire sia dei ‘tradizionalisti’ che degli ‘innovatori’ della scuola - di non amare particolarmente la locuzione “adozione alternativa”, attraverso la quale si esplicita la scelta di utilizzare nella didattica sussidi altri (rispetto al manuale di testo), secondo i termini di un’autonomia scolastica sancita dal D.Lgs. 16.04.1994, n. 297. Il mantenimento di una coerenza rispetto al Piano dell’Offerta Formativa garantisce alla didattica disciplinare di avvalersi di qualsiasi forma alternativa (appunto) di proposta testuale per gli studenti: dispense, e-book, immagini, ma anche esperienze ed in generale vissuti diventano così il materiale che il docente offre agli studenti per (continuare a) incontrare la disciplina. Anche a casa, durante il lavoro personale. Per riprendere i concetti incontrati a lezione, per rielaborarli, per memorizzare i nuclei fondanti della disciplina, etc.


Di quella locuzione è il sostantivo che non amo. 

Quel sentore di definitività nella scelta che il termine “adozione” (in altri ambiti, giustamente!) reca, trovo che sia poco corrispondente alla conoscenza, alla pratica e al giudizio critico della realtà, che sono gli obiettivi di qualsiasi sistema di istruzione. Nel momento storico in cui la scuola italiana si sottopone alla revisione delle Indicazioni Nazionali per l’infanzia e il primo ciclo, non sto opinando sulla definizione di questo o quel nucleo fondante disciplinare; la mia obiezione all’utilizzo del termine nasce dall’osservazione che un oggetto che assume il ruolo di attestare una realtà complessa non può essere, in alcun modo, definitivo. Esso dovrà dunque, di tale realtà, assumere i connotati distintivi: stratificazione, flessibilità, interpretabilità

Se vogliamo liberare la scuola dalla tirannia della risposta (la “scuola a crocette”, tanto per dire), dobbiamo - come primo atto - fornirla di ‘oggetti’ mutevoli e (idealmente) rispondenti alla realtà in ogni suo punto ed in ogni suo istante: ‘oggetti’ che siano testi a tutti gli effetti.


Su Lettere ad un (giovane) docente porto avanti il vessillo di questi temi sin dall’origine della rivista; in queste ultime settimane, tuttavia, ho deciso di uscire dalla mia biblioteca, riprendere in mano il lavoro di quasi trent’anni in classe e avviare il progetto TRAME DI SCUOLA: la creazione di una - estesa, verticale, interdisciplinare, non-manualistica - comunità di lavoro, il cui scopo siano il confronto e la creazione di testi originali.


Di solito, gli obiettori delle pratiche che scelgono di discostarsi dall’adozione dei manuali pubblicati dalle grandi case editrici (persino da quelle più dirette all’inclusione scolastica) giocano sui seguenti aspetti:


  1. la non sostenibilità economica nella quale incorrerebbero le famiglie degli studenti di una classe che dovesse lavorare su più - idealmente MOLTI! - testi [e vedremo come questo sia un problema inesistente!]

  2. la necessità che, nel ciclo primario, studenti e studentesse siano ‘accompagnati’ nel processo di apprendimento e non lasciati in balìa di decine di titoli da dover integrare tra loro [come se predisporre il testo per una classe significasse abbandonare bambini e bambine, ragazzi e ragazze, in una selva oscura di libri o esperienze; come se il pensiero critico emergesse dal nulla non appena gli studenti arrivino a varcare la soglia della scuola superiore!]

  3. la non-inclusività della scelta [e vedremo, invece, come l’inclusività sia probabilmente il punto forte della creazione del testo da parte del docente]

  4. un surplus di lavoro a carico dell’insegnante [anche se, riguardo a questo punto, non mi sento di affermare il contrario… Sottolineo però che i corollari 4a e 4b sono, proprio per il docente, approfondimento continuo e - perché non dirlo? - divertimento]


una bellissima immagine creata da Marina Grillo su Internostorie
una bellissima immagine creata da Marina Grillo su Internostorie

E DUNQUE… UN LIBRO ‘ALTERNATIVO’

Il libro del mare - di M.A. Strøksnes, ed. Iperborea, 2017 - si offre, in alcune sue pagine, ad una possibilità di esplorazione didattica che copre discipline quali la Geografia o le Scienze, ma anche i percorsi di Educazione alla cittadinanza. La ricerca del gigantesco squalo della Groenlandia, più si procede nella lettura, appare in realtà - per l’autore - un pretesto per dire altro: di amicizia, di politiche ambientali, del destino di noi tutti che ci troviamo a vivere sul nostro ospite, il ‘pianeta blu’. 

Ma anche di fenomeni fisici o dell’origine della vita sulla Terra.

L’autore, davanti alle mille forme e apparenze del mare, si incanta e ci offre il suo sguardo mentre ricorda le grandi imprese, scientifiche e letterarie, delle avventure per mare. Il ‘mostro’ sottomarino assiste, senza mai rivelarsi del tutto, al fiorire delle domande che l’Uomo può fare su di sé, sull’altro e sul mondo.

E allora perché non portarlo anche DENTRO la scuola, un testo simile?


 
 
 

Commenti


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Ciao, grazie per avere letto.

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